A spasso per la Champagne nel centro di Aosta
03 OTTOBRE 2023
Nel centro di Aosta
Le serate non strettamente didattiche spesso possono davvero stupire. È quello che mi è successo sabato 16 settembre al Bar Cristallo di Aosta alla serata dedicata allo Champagne organizzata dal giovane padrone di casa e sommelier Marco Liporace.
Sette champagne in degustazione per sette differenti zone di provenienza di questa importante regione vitivinicola mondiale.
Territorio che non ha bisogno di presentazioni con i suoi suoli estremamente calcarei e quelle bollicine finissime che scalano le classifiche dei migliori vini al mondo da anni.
Una piccola premessa ci introduce nel vivo delle etichette ponendo la nostra attenzione sulla differenza tra récoltant e négociant, ovvero da un lato un produttore che produce vini dalle proprie uve coltivate direttamente e dall’ altro chi invece acquista le uve da altri vignerons per la produzione.
Si inizia la degustazione con un piccolo produttore di circa 20 ettari, récoltant, R.M. Cottet- Dubreuil con il suo Champagne brut tradition 60 mesi. Siamo nella Côte des Bar, nella zona più a Sud della Champagne e ci troviamo nel calice un vino giocato sulla freschezza gustativa, al naso note di crosta di pane, mela ma anche pasticceria ci accompagnano in un sorso non troppo lungo caratterizzato da una marcata acidità.
La Côte des bar, oppure Aube, è la parte più lontana da quella che crediamo sia la culla dello Champagne eppure storicamente ne è il vero territorio di origine. I commercianti della Marne intuirono da subito le potenzialità del vitigno Chardonnay, lo acquistarono dall’ Aube per venderlo in Francia e per evitare che l’ Aube potesse produrre Champagne le impedirono per più di 6 secoli di utilizzare la denominazione Champagne. E’ solo all’inizio del XX secolo che all’ Aube venne riconosciuta l’appartenenza alla Champagne.
Proseguiamo con R.M. Nomine-Renard, quinta generazione di récoltants, siamo nella Vallée du Petit Morin con il loro Champagne brut Nominé 30 mesi. Nuances floreali di magnolia, tiglio, un coté agrumato e una bellissima evoluzione verso la nocciola che percepiamo ancor di più dopo la deglutizione. In bocca una notevole sapidità che ci reinvita al sorso.
Andiamo alla scoperta di un’espressione di pinot meunier al 60% accompagnato da chardonnay e pinot nero caratterizzato nella sua produzione da 10 mesi in legno. Siamo nella Montagne de Reims, a Nord, il produttore è R.M. Lelarge-Pugeot, azienda biodinamica dal 2010, con il suo Champagne extra brut.
Al naso percepiamo il passaggio in legno con note di miele e di spezie dolci ma che ben si integrano con note fruttate di pesca e agrumi. In bocca una bella struttura, ci riempie senza però una progressione degna di nota.
Grande eleganza e attraenza nel nostro quarto assaggio, siamo nella Montagne de Reims con N.M. Soutiran, Champagne brut cuvée Alexandre 36 mesi con prevalenza pinot nero. Naso intrigante, all’inizio un po’ timido ma poi si apre su mela, fiori bianchi, pasticceria con note di pan brioche e burro per proseguire su nuances balsamiche e di mentuccia. Sorso potente, di struttura e lungo con richiamo costante alle sensazioni olfattive per un’armonia piacevolissima tra le parti.
Il quinto champagne è lo Champagne brut 36 mesi di N.M. Delamotte, quinta maison più antica della Champagne, fondata nel 1760, siamo nella Cote des Blancs a Les-Mesnils-sur- Oger.
Olfatto mirato su una grande presenza di agrume, specialmente arancia bella succosa, in bocca ingresso sottile per poi aprirsi e farsi spazio con una sapidità importante.
Torniamo alla Cote des Bar con lo Champagne Grand Rosé 36 mesi, 50% chardonnay e 50% pinot nero, di R.M. Chateau de Bligny, l’unico Chateau presente in Champagne. Un’esplosione di fragoline di bosco, lamponi e arancia sanguinella ci accompagna ad una bocca dinamica con una stupenda progressione caratterizzata da freschezza e sapidità con finale di succosa spremuta d’arancia rossa.
Concludiamo la nostra passeggiata in Champagne con la Réserve Perpetuelle extra brut 36 mesi di R.M. Maurice Grumier della Vallée de la Marne. Si apre senza fretta e delicatamente su note di agrume, bergamotto, mango per poi lasciare spazio alla pasticceria con note di biscotto e infine anche grafite. Una grande complessità per questa “solera” iniziata nel 2004, potenza in bocca e a chiusura una lunga scia sapida.
Al prossimo viaggio!
