Conversazione con Andrea Costa

OTTOBRE 2024

“Siamo cresciuti insieme, ci sono tante anime all’interno della cooperativa”

Les Cretes Aymavilles

La prima volta che incontrai Andrea Costa, l’enologo della cooperativa La Crotta di Vegneron di Chambave, gli chiesi quali fossero i suoi meriti nella crescita della cantina. Mi rispose: “Il merito di chi sta in cantina, è quello di non rovinare l’uva”.

Andrea è quel tipo di persona con cui ti siedi ad un tavolino del bar e non fai caso al tempo che passa. Puoi conversare di vigna, di vino, di cambiamento climatico senza sentirti mai in soggezione. Le nozioni che ti regala sono racconti, mai lezioni.

Millesimo 1970, nato ad Alba ma si definisce “Un ibrido, con origini per metà del Roero e metà della Morra”, si trasferisce a Verrès con la sua famiglia per poi tornare ad Alba per frequentare la scuola enologica. Inizia la sua carriera lavorativa presso l’istituto sperimentale di Asti, poi lavora per qualche anno in Regione all’ufficio di assistenza tecnica e, a fine 1995, entra finalmente a far parte della cooperativa.

Quest’anno sarà la quarantesima vendemmia per la Crotta di Vegneron, la ventinovesima per il nostro enologo.

«Ogni anno la vendemmia è elettrizzante, il clima è in continua evoluzione e due annate, seppur simili, non sono mai identiche» afferma Andrea.

La vendemmia 2024 ha messo alla prova l’entusiasmo del mondo vitivinicolo valdostano; le precipitazioni di giugno e luglio dell’estate appena trascorsa hanno creato non pochi problemi.

«Le piogge hanno danneggiato buona parte della vigna – continua- la peronospora ha colpito più del 50% di petit rouge e di fumin. La quantità si è ridotta in maniera importante, ma quel che è rimasto è di ottima qualità.

Nella nostra cooperativa la data della vendemmia viene decisa, per ogni vigna, in base al risultato dei campioni di uva analizzati; ci piace definirla una vendemmia su misura. Questo sistema ci permette di distinguere l’espressività e la personalità di ogni vigneto.

Per questo motivo ti dico che il mio lavoro in cantina è minimo rispetto a quello che si fa in vigna; devo preservare la qualità dell’uva senza snaturarla.»

La Crotta di Vegnerons nasce nel 1980, con 25 soci. Con gli anni è cresciuta e si è naturalmente modificata; minore parcellizzazione e maggiore preparazione tecnica hanno portato la cantina ad affermarsi sul panorama nazionale ottenendo numerosi successi. Oggi ne fanno parte 53 famiglie per una superficie complessiva di 25 ettari ed una produzione di 200.000 bottiglie.

Una cooperativa, che per definizione, racchiude la storia del suo territorio; la Crotta coltiva 11 varietà, molte delle quali autoctone. L’obiettivo che si pone è quello di continuare ad allevare i vitigni identitari della Valle d’Aosta.

«Siamo la culla del Fumin – dichiara Andrea – questa varietà è ripartita proprio nella zona tra Chambave e Chatillon, pertanto abbiamo voluto dare interpretazioni differenti per questo vino eccezionale.

Oggi lo decliniamo in tre linee distinte: Esprit Follet fermentato in acciaio e affinato in legno per 12 mesi; La Griffe Des Lions, la selezione, con lunga macerazione sulle bucce e maturazione in botti da 20 hl e Les Mines con affinamento di un anno nelle miniere di Cogne a 2000 m.»

Il fumin è un vitigno a bacca rossa autoctono valdostano. In passato, la maturazione tardiva e la spigolosità ne impedivano la vinificazione in purezza; veniva infatti usato per dare colore e acidità ai vini di pronta beva. Solo negli ultimi decenni si è riusciti a godere appieno delle sue qualità.

L’enologo della Crotta ha una visione molto chiara del potenziale della Valle d’Aosta e della direzione da prendere per il futuro.

«Il nostro terroir marca molto, i nostri suoli sabbiosi e ciottolosi hanno una forte impronta minerale. Devi sempre cercare di rispettarla. Al contrario dei tannini, che possono essere levigati per esempio con l’affinamento, l’impronta minerale è sempre presente: è l’identità della Valle d’Aosta.

Noi valdostani abbiamo delle chances pazzesche. Il nostro terroir unico e il disciplinare nuovo, che ci consentirà di innalzare le altimetrie già importanti, ci permetteranno di produrre dei vini eleganti conservando freschezza e bevibilità. Possiamo disegnare dei vini complessi, strutturati e bevibili»

Quali novità dobbiamo aspettarci da questa cooperativa nei prossimi anni? La novità nel calice sarà una Petite Arvine, fermentata per un 20% in tonneau di primo passaggio e poi affinata in acciaio. 3500 bottiglie destinate ad aumentare nei prossimi anni grazie agli investimenti della cooperativa.

Katia Albanese

CLAUDIA LOMBARDO