Conversazione con Giulio Corti
23 FEBBRAIO 2024
La missione del sommelier
Oratori, incantatori, appassionati narratori; abituati a parlare di vitigni e vendemmie, acidità e sensazioni aromatiche ma riservati e schivi quando si tratta di parlare di loro stessi. Noi di AIS Valle d’Aosta vogliamo raccontarvi il percorso, le idee e i progetti di chi quotidianamente lavora dietro le quinte.
Incontriamo Giulio Corti in un caldo pomeriggio autunnale nel Rifugio del Vino di Les Crêtes, nel pieno fermento della cantina. Ci accompagna in vigna iniziando a parlare a ruota libera della vendemmia in corso ma deviando con maestria le domande personali, rispondendo timidamente quasi come la sua di storia fosse meno importante.
Noi invece vogliamo conoscere uno degli uomini che, insieme alla famiglia Charrère, porta avanti con successo il progetto Les Crêtes.
Classe ‘69, originario di Lecco, Giulio inizia a lavorare nel mondo del vino in Sicilia intorno agli anni ‘90, dopo il servizio miliare. In quegli anni Firriato cercava una figura giovane e versatile da impiegare in vigna e allo stesso tempo capace di sviluppare una rete commerciale in Italia.
<<Ricordo che a quei tempi l’azienda produceva circa tre milioni di bottiglie; in Italia era poco conosciuta a eccezione della Sicilia. Quell’esperienza è stata la mia vera palestra; ho passato anni a viaggiare su e giù per l’Italia presentando il vino siciliano al resto dello stivale. >>
Si dice che la vita cambi ogni sette anni e infatti Giulio cambia direzione, ingrana una nuova marcia e inizia la sua avventura con Donnafugata.
<<Se Firriato è stata la mia scuola superiore dove ho imparato a costruire una rete di vendita, Donnafugata è stata la mia università: l’azienda era già dinamica, organizzata e programmata e lì ho iniziato a gestire una rete commerciale e a lavorare con un ufficio marketing strutturato. Lo ricordo come un periodo florido; in quegli anni finalmente il vino siciliano stava esplodendo grazie al Gambero Rosso che aveva appena nominato Planeta cantina dell’anno e di conseguenza tutta la Sicilia ne stava beneficiando.>>
Giulio si distingue nel suo lavoro tanto da ricevere un’offerta “di quelle che non si possono rifiutare”. Gavino Sanna gli offre la direzione commerciale di Cantina Mesa nel Sulcis.
<< Per più di sei mesi ho fatto il pendolare dall’isola al continente, partivo lunedì mattina e rientravo il venerdì sera; volevo stare in azienda tutta la settimana per immergermi completamente nella vita della cantina, tastare la produzione e gestire le risorse umane. A un certo punto dovetti fare delle scelte personali e decisi di avvicinarmi a casa, mantenni delle consulenze commerciali e iniziai a inviare il mio curriculum ad alcune realtà che ritenevo interessanti. Les Crêtes era una di queste: l’ho sempre considerata una cantina sfidante per un territorio come il nostro.>>
Giulio conosce Costantino Charrère -il patron di Les Crêtes- durante una degustazione al Vinitaly del ‘93 e ne rimane colpito. Gli domanda quanto contassero in ordine, nella sua azienda la qualità, la vigna, la cantina e la comunicazione. La risposta fu, per lui, singolare: <<vigna, cantina e qualità del vino contano al 90%, il resto solamente al 10%.>>
Evidentemente allora le visioni del nostro direttore commerciale e del produttore valdostano erano molto diverse.
Intanto passano gli anni, la produzione di Les Crêtes aumenta e la famiglia Charrère è alla ricerca di una figura professionale corrispondente al profilo Giulio Corti.
<< Accetto perché Costantino non è stato solo un grande imprenditore, ma è stato un visionario come pochi; ha visto il futuro dell’azienda e ha condotto abilmente la sua squadra nella realizzazione del suo progetto>> – ci racconta Giulio facendo trapelare la sua stima nei confronti di Costantino.
<<Coltivare un vitigno internazionale come lo Chardonnay non è stata una scelta commerciale bensì la vera passione di Costantino. Voleva dimostrare che in questo territorio si potessero fare vini all’altezza dei concorrenti più blasonati perché lo Chardonnay prodotto in Valle d’Aosta poteva emergere per la sua qualità e personalità.
Con la sua visione è riuscito a condurre il suo team fino ad alti livelli; tant’è che quando ha iniziato nessuno si aspettava questi risultati. Ha guidato la sua squadra col tempo, gradualmente, fino ad arrivare ad avere sei ettari allevati a Chardonnay.>>
Oggi Les Crêtes ha 35 ettari vitati, impiega 40 persone per un totale di 250.000 bottiglie prodotte. Il Rifugio del vino, che è costato oltre due milioni di euro, è menzionato tra le più belle cantine da visitare in Italia.
L’impronta di Giulio è stata strettamente commerciale <<Abbiamo rafforzato la presenza in Valle d’Aosta, ristretto in maniera importante le esportazioni all’estero e ci siamo concentrati, attraverso una rete di vendita, sul territorio italiano. Abbiamo scommesso sulle degustazioni al Rifugio del Vino e confermato delle collaborazioni con alcune aziende locali per offrire dei percorsi culturali ed enogastronomici.>>
Poiché il nostro direttore commerciale non si crogiola sui risultati ottenuti, ci anticipa i prossimi progetti della cantina. La barricaia è diventata troppo piccola ed è in programma la costruzione di una nuova struttura vicino a quella esistente, sempre integrata nel paesaggio e all’altezza di quella attuale. Per quanto riguarda la produzione, prossimamente degusteremo la Petite Arvine affinata nelle uova di cemento, di cui vi parleremo nelle prossime pubblicazioni.
Siamo sicuri che il Direttore Commerciale di Les Crêtes non ci abbia svelato tutti suoi progetti ma lo perdoniamo. Ci ha raccontato invece la profonda stima verso il patron della cantina e l’orgoglio per l’azienda a cui appartiene.
