Oltre la Valle d’Aosta: lo Jura

13 SETTEMBRE 2023

2000 ettari
per 70 chilometri

Col vino di montagna, si sa, il gusto ci guadagna! Da questo punto di vista noi valdostani siamo proprio messi bene. Tutto attorno a noi però ci sono altre montagne e altri vigneti che per un Sommelier vale la pena conoscere. Oggi, ad esempio, vi vorrei parlare di una zona di produzione ancora poco nota: lo Jura francese.

Lo Jura del vino è una piccola area, in termini di vigneti coltivati e di quantità prodotte pesa circa quanto 5 Valle d’Aosta messe insieme.

Les Cretes Aymavilles

Sono cioè 2000 gli ettari vitati che seguono per 70 chilometri, lungo la piana della Bresse, la base dell’altopiano che segna il confine tra la Franca Contea (Oggi Borgogna-Franca Contea) e la Svizzera. Quasi 90.000, invece, gli ettolitri prodotti a seguito della vendemmia 2020, praticamente tutti a partire da 5 vitigni: chardonnay, pinot nero, poulsard, trousseau e savagnin.

4 le denominazioni geografiche: Côtes du Jura, Arbois (la prima zona di Francia a ricevere il riconoscimento di appellation de origine controlée nel 1936) e, le più prestigiose, l’Etoile e Château-Chalon. Sono invece 3 le denominazioni legate ai prodotti: Crémant du Jura, per il metodo classico locale, Marc du Jura, per la produzione di distillato di vinacce, e Macvin du Jura, per quella di vin de liqueur.

Dal punto di vista del paesaggio vitato, lo Jura si discosta molto dalla nostra Valle d’Aosta, con le sue pendici alpine e le sue morene. Il Jura è diverso, la vite cresce su strati di terreni marnosi, del Triassico e del Giurassico, che dalla piana della Bresse risalgono le colline e come onde gonfie arrivano a lambire muri drittissimi di calcare dell’era cretacea.

Una storia produttiva passata in sordina, con pochi lampi di luce, ma quei pochi di grande effetto! Venivano anche dal Jura i vini scelti da Filippo l’ardito per il matrimonio del figlio Giovanni di Nevers con Margherita di Baviera, le nozze che davano l’inizio all’epoca di quelle Fiandre che per qualche decennio avrebbero fatto tremare anche il trono di Francia. Ed il Jura è di nuovo protagonista quando il suo figlio più illustre, Louis Pasteur, inventa il processo che ancora porta il suo nome: la pastorizzazione, sperimentata la prima volta sul vino come risposta alle richieste di Napoleone III, che voleva prodotti più stabili per le esportazioni francesi.

Il grande protagonista di queste vigne è senza ombra di dubbio il savagnin blanc, vitigno antichissimo figlio del pinot nero e padre del sauvignon blanc, che affronta così bene un clima difficile e capriccioso e riesce ad esprimersi a livelli altissimi – tra i migliori vini francesi – quando nei vin jaunes matura sous voile per almeno 6 anni e 3 mesi, prima di essere imbottigliato in Clavelin, la tipica bottiglia da 62 cl.

Con i ragazzi del gruppo servizi di AIS Valle d’Aosta, abbiamo assaggiato qualche vino: AOC Crémant du Jura Brut, della Fruitière viticole d’Arbois, non millesimato. Bollicina fine, sorso teso ma non troppo, sapidità accattivante. Sentori di pesca e albicocca. Semplice, ma non per questo banale.

AOC Côtes du Jura “Aux Perrières” 2021, di Nicolas Jacob. Primo dei quattro vini prodotti da Jacob, per anni il braccio destro di Jean François Ganevat – guru del biodinamico in Jura – e totalmente in proprio dal 2019. Pinot nero fresco e semplice, introverso, con qualche spigolo dovuto a una riduzione che non viene via. In bocca resta un po’ di arancia sanguinella e tanta confusione. Bottiglia sfortunata!

AOC Côtes du Jura “Les Chazaux” 2020, di Nicolas Jacob. Savagnin blanc secco e teso. Molto semplice al naso e in bocca. Fiori bianchi e frutta gialla croccante. Lontano anni luce da quello che il vitigno diventa nei vin jaunes. Beva composta ed equilibrata.

AOC L’Étoile “Là-haut” 2020, di Nicolas Jacob. Seconda bottiglia con qualche difetto. Chardonnay che si intuisce complesso, intrigante, declinato su sentori di frutta esotica, ma la condizione imperfetta del vino non permette di un’analisi approfondita.

AOC Côtes du Jura “Le Clos” 2019, di Nicolas Jacob: Chardonnay complesso, dinamico, ben calibrato. In una parola: esaltante! Un complesso ventaglio aromatico fatto di pregiate speziature e note di frutta esotica. Lunghissimo in bocca, ogni sorso chiede un nuovo assaggio.

AOC Côtes du Jura Vin de Paille 2013, della Cave della Muyre. Tipico vin de paille, vino passito con note olfattive di albicocca e fichi disidratati. Beva voluttuosa sostenuta da sorprendente freschezza.

AOC Château-Chalon 2014, della Cave de la Muyre. Il vino più atteso e il Re indiscusso della serata. Giovanissimo per un vin jaune, parte quasi in sordina, poi, a contatto con l’aria, recupera corpo, espressione e personalità per esprimersi a livelli galattici! Trama olfattiva estremamente complessa, in cui spiccano spezie, noci, mela verde e curcuma. Bocca stellare, opulenta e tesa insieme. Così lungo da rendere inutile la ricerca di un aggettivo adeguato.

Vieille Fine du Jura, dello Château d’Arlay, sans année. Bottiglia acquistata all’asta alla Percée du vin jaune 2023, la festa con cui si celebra la sboccatura del vin jaune. Difficile dargli un’età, probabilmente parecchi decenni. Brandy meraviglioso, velluto e calore. Al naso begli sbuffi d’arancia, in bocca idem. Ha un solo difetto: arriva dopo lo Château-Chalon.

Carlo Badino

CARLO BADINO